C (SPECIAL DUTIES) COMPANY - ATTIVITA' OPERATIVE NOTE

 

8 - 9 Maggio 2001: in occasione del viaggio apostolare di Papa Giovanni Paolo II, che lo ha portato come ultima tappa nell' isola di Malta sulle orme dell' apostolo Paolo che ivi naufragò, i tiratori scelti del reparto sono stati chiamati a supportare gli specialisti dello Special Assignments Group (S.A.G.) del Malta Police Corps, nel compito di proteggere il Pontefice nel corso della cerimonia di beatificazione tenutasi presso la cittadina di Floriana (per un reportage fotografico dell' operazione consultare la sezione relativa allo S.A.G.).

 

 

8 maggio 2001, Valletta: osservatori e tiratori scelti dell' allora C Company in posizione sopraelevata sorvegliano la folla riunita in piazza San Giorgio, presso il palazzo presidenziale

 

 

27 Giugno 2001: distaccamenti di incursori facenti rispettivamente parte del R.D.T. e della C (S.D.) Company, vengono chiamati ad intervenire in acque internazionali al fine di dirimere una pericolosa controversia nata fra gruppi di pescatori maltesi ed italiani. Questi ultimi affermano di aver subito il sequestro arbitrario delle proprie reti da parte di un gruppo di maltesi convinti che le operazioni di pesca stessero avvenendo in acque territoriali maltesi. Gli incursori abbordano un vascello proveniente da Malta per mezzo dei propri R.H.I.B. (Rigid Hull Inflatable Boats) restituendo il maltolto ai pescatori italiani. Nel corso dell' operazione si è resa necessaria l' esplosione di alcuni colpi di arma da fuoco in aria, al fine di intimidire gruppi di violenti in procinto aggredire fisicamente i militi durante l' operazione di abbordaggio.

 

 

Una squadra si appresta ad imbarcarsi su di un AB-212 della M.I.A.T.M.



Giovedì 21 Agosto 2003: nel corso di un controllo di routine a mezzo posto di blocco, i militi della C (S.D.) Company hanno arrestato tre uomini e una donna in possesso di sostanze stupefacenti. Gli arresti sono stati effettuati nel corso della serata in momenti differenti nel centro e nel sud di Malta. I quattro delinquenti sono stati consegnati alla Drug Squad del Malta Police Corps, la quale ha proceduto con gli interrogatori.

 

 

Un posto di blocco effettuato dalla C (Special Duties) Company

 

 

Sabato 15 Maggio 2004: nel corso delle usuali attività di controllo del territorio a mezzo posto di blocco nel sud del Paese, i militi dell' unità hanno effettuato il fermo di quattro persone tra i 17 ed i 35 anni, trovate sprovviste di licenza di guida ed assicurazione. Uno dei fermati è stato inoltre trovato in possesso di un' accetta e denunciato per detenzione di arma impropria. Cinque giovani (di età compresa tra i 16 ed i 20 anni) che viaggiavano all' interno di uno stesso veicolo, sono inoltre stati trovati in possesso di due pezzi di sospetta resina di cannabis e di strumenti riferibili al consumo di sostanze stupefacenti. Altri quattro giovani tra i 19 e i 25 anni, che viaggiavano in due veicoli diversi, sono anch' essi stati trovati in possesso di sospetta resina di cannabis. Tutti i fermati sono stati consegnati alle forze dell' ordine per successivi accertamenti.

 

 

Militari del 3rd Regiment in assetto antisommossa, ripresi nel corso degli incidenti del 29 ottobre 2004

 

 

Venerdì 29 Ottobre 2004, Safi Detention Center: unità della C (Special Duties) Company sono state chiamate ad intervenire in assetto antisommossa, onde sedare una rivolta all' interno del Centro Detentivo per immigrati clandestini di Safi. I problemi hanno avuto inizio nel corso della serata precedente, quando un gruppo di clandestini (principalmente provenienti dal Congo) hanno rifiutato il cibo loro offertogli, non ritenendolo di livello accettabile. Intorno alle 8:30 antimeridiane di venerdì 29 ottobre, circa 150 clandestini hanno cercato di fuggire dal centro, venendo prontamente contrastati dagli operatori della C (S.D.) Company, i quali si sono visti costretti ad effettuare alcune cariche di alleggerimento, onde scongiurare il tentativo di fuga. Alcuni dei clandestini che non volevano dar vita alla rivolta, sono stati inoltre aggrediti dagli elementi più violenti, i quali hanno costretto uno degli immigrati al ricovero ospedaliero. Alle ore 13:30 dello stesso giorno la situazione risulta essere tornata alla normalità, non prima che i clandestini causassero danni alle strutture, che dovranno ancora una volta esser pagati dai contribuenti maltesi.

 

 

 

 

 

Giovedì 13 gennaio 2005, Safi Detention Center: queste immagini testimoniano come uno degli elementi più violenti, abbia costretto all' intervento di ben 5 operatori della C (S.D.) Company. I militari hanno agito con decisione onde evitare che i delinquenti in rivolta raggiungessero il centro abitato adiacente (Foto © Alfred Giglio)Giovedì 13 Gennaio 2005, Safi Detention Center: alle ore 08:00 circa, novanta clandestini detenuti all' interno del complesso di Safi, dopo aver sopraffatto gli agenti di custodia, si diriggono verso i reticolati, adiacenti ad una strada pubblica e ad una zona residenziale. I clandestini appendono alla recinzione degli striscioni (realizzati utilizzando le proprie coperte) ove chiedono di essere lasciati liberi. L' A.F.M. predispone quindi l' invio di unità antisommossa della C (S.D.) Company, unitamente al Malta Police Corps. Nel mentre, sopraggiungono gli organi di stampa, con i quali gli immigrati irregolari possono liberamente parlare attraverso la recinzione. Le forze armate avviano una trattativa, chiedendo che solamente i rappresentanti del gruppo di clandestini rimangano nell' area del cortile, ma la proposta viene rifiutata, mentre gli immigrati iniziano un lancio di oggetti contundenti all' indirizzo dei militari, causando diversi feriti fra gli operatori sprovvisti di elmi protettivi. Viene quindi deciso di intimare il ritiro, specificando che in caso contrario sarà impiegata la forza. I delinquenti rispondo con un fitto lancio di oggetti, e alle ore 10:00 circa, constatato il fallimento delle mediazioni, il Comandante delle Forze Armate di Malta, Generale Carmel Vassallo (accorso sul posto) ordina alla C (S.D.) Company di avanzare e scortare i clandestini nuovamente all' interno del centro. Gli immigrati, rispondono con una selvaggia ed ingiustificata aggressione ai danni dei militari, i quali sono costretti a difendersi facendo uso di scudi e sfollagente. Alcuni elementi particolarmente violenti devono essere sottomessi facendo uso proporzionale della forza e costretti a terra dai soldati, i quali, onde evitare pericolose reazioni, non possono fare altro che bloccarli con i mezzi a disposizione. Nel mentre un secondo gruppo scaglia delle pietre contro i militari, causando diversi feriti. Alla fine degli scontri (nel mezzo dei quali finiranno anche alcune donne, poste in prima fila dai propri compagni onde fungere da "scudo"), si conteranno ventisette clandestini feriti. Diversi operatori hanno riportato escoriazioni e commozioni. A tutti i feriti è stato prestato primo soccorso sul posto, per essere successivamente trasferiti presso le strutture sanitarie. Deve essere notato come buona parte dei giornalisti presenti sul posto, abbia svolto un pessimo servizio di informazione, riportando esclusivamente i fatti così come riferiti dai clandestini e senza fare riferimento alcuno a come costoro avessero dapprima sopraffatto la guarnigione di Safi e, solo successivamente, inscenato quella che è stata definita quale una manifestazione "pacifica".

 

 

Giovedì 13 gennaio 2005, Safi Detention Center: i militi della C (S.D.) Company, riportano all' ordine i rivoltosi facendo un uso della forza proporzionale all' aggressione subita (Foto © Michael Ellul / Media Link Communications)

 

 

Le armi improprie sequestrate al termine della rivolta del 13 gennaio 2005, testimoniano come quelli rinchiusi all' interno di Safi siano degli elementi socialmente pericolosi e disposti ad uccidereQuanto gli immigrati clandestini siano "pacifici" è ben noto a chiunque abbia prestato servizio all' interno di Safi, ove (a qualsiasi divieto opposto per ragioni di sicurezza o sanitarie) i clandestini sono soliti rispondere con la violenza. Tenendo conto della pericolosità degli elementi coinvolti nella rivolta, l' A.F.M. ha quindi deciso di rispondere in maniera proporzionale ma decisa, dovendo necessariamente evitare che i clandestini effettuassero un' evasione e raggiungessero il centro abitato adiacente, con ovvio pericolo per la popolazione. La pericolosità sociale degli elementi rinchiusi presso Safi, è inoltre stata evidenziata dalle armi improprie ritrovate all' indomani della rivolta, elemento, questo, stranamente trascurato da tutte le testate giornalistiche (ad eccezione di it-Torca).

 

 

 

Giovedì 13 gennaio 2005, Safi Detention Center: i militi della C (S.D.) Company, riportano all' ordine i rivoltosi facendo un uso della forza proporzionale all' aggressione subita (Foto © Michael Ellul / Media Link Communications)

 

 

Giovedì 13 gennaio 2005, Safi Detention Center: operatori della C (S.D.) Company, trascinano via uno dei rivoltosiLe immagini delle manganellate necessariamente assestate ai rivoltosi, hanno ovviamente posto sul "piede di guerra" l' associazione di estrema sinistra Amnesty International, la quale (dopo aver esclusivamente ascoltato le dichiarazioni dei clandestini e di alcuni fantomatici testimoni oculari) ha richiesto l' avvio di un' inchiesta (che si svolgerà regolarmente) su quello che sarebbe stato un attacco ingiustificato da parte delle forze armate, arrivando addirittura a muovere infondate accuse di razzismo nei confronti dei soldati (appare utile ricordare come all' interno dell' A.F.M. vi siano militari di colore e come alcuna discriminazione sia mai stata registrata). Amnesty si sarebbe in particolar modo risentita per le ferite lacero-contuse riportate da alcuni clandestini, i quali sarebbero in realtà proprio quegli elementi che (per la loro violenza) hanno necessitato di un maggior uso della forza. E' il caso dell' uomo per il cui arresto è stato necessario l' impiego di cinque operatori (non sei, come invece affermato dalla stampa). Appare chiaro come le fonti impiegate dall' associazione non governativa, siano tutte in qualche modo ostili agli ambienti delle forze armate. Testimoni oculari di For Gallantry affermano invece come anche gli stessi clandestini trasportati presso il pronto soccorso del Saint Luke Hospital alle ore 13:00 circa, abbiano mantenuto un atteggiamento apertamente ostile, provocando non poca apprensione tra i pazienti in civile attesa.

 

 

Questa immagine mostra chiaramente i clandestini nell' atto di aggredire i militari

 

 

Sezione terminale di un tubo di acciaio utilizzato dai clandestini per colpire i militari maltesi nel corso della rivoltaDeve quindi essere riscontrato come fin troppa attenzione sia stata prestata alle dichiarazioni dei rivoltosi, mentre alcuna importanza è stata data ai resoconti dei soldati medicati presso il pronto soccorso (uno dei quali ha riportato la frattura della mano sinistra). Ventitre clandestini sono stati ammessi presso il pronto soccorso, tredici sono stati mantenuti sotto osservazone. La pericolosità e la propensione alla violenza degli immigrati è stata comunque sottolineata poche ore dopo il termine della rivolta, quando (alle ore 20:15) costoro hanno nuovamente tentato la fuga. Questa volta i delinquenti hanno scagliato delle grosse pietre all' indirizzo dei militari, tre dei quali hanno riportato ferite alla testa. Gli elementi hanno poi tentato la fuga, cercando di abbattere una cancellata e parte della recinzione. I clandestini hanno inoltre danneggiato il sistema elettrico, il posto di guardia e due veicoli. Il nuovo episodio di violenza è molto probabilmente scaturito dalla irresponsabile pretesa di Amnesty International affinchè i clandestini feriti siano risarciti. Da più parti è stato fatto notare come, già in diverse occasioni, alla richiesta di rimborsi economici, siano seguite ulteriori rivolte, onde poter sfruttare la possibilità di ricevere dei soldi.

 

 

Giovedì 13 gennaio 2005, Safi Detention Center: gli operatori sorvegliano alcuni dei delinquenti arrestatiGiovedì 13 gennaio 2005, Safi Detention Center: alcuni degli arrestati vengono trasportati verso le strutture ospedaliere

 

 

Giovedì 13 gennaio 2005, Safi Detention Center: i militi della C (S.D.) Company sottomettono uno dei rivoltosi più violenti (Foto © Michael Ellul / Media Link Communications)L' episodio di Safi costituisce un motivo di riflessione in merito agli equipaggiamenti in dotazione all' A.F.M.. I gravi problemi di budget che da anni affliggono la forza armata, non consentono l' acquisizione di mezzi maggiormente consoni alla gestione dell' ordine pubblico (quali reti, spray orticanti o idranti), costringendo i militari all' uso degli sfollagente, con le ben note conseguenze. Il problema della ristrettezza dei fondi è inoltre aggravato dall' impiego di questi, proprio per provvedere alle necessità degli immigrati clandestini di Safi. Tale situazione ha l' unico risultato di prosciugare le già esigue risorse finanziarie destinate all' A.F.M. e frustrare il personale tutto, il quale vede l' affinamento delle proprie capacità professionali seriamente minacciato. In forza di ciò, la responsabilità per quanto accaduto presso Safi, non può in alcuna maniera esser fatta ricadere sui militi intervenuti o sul Comandante dell' Armed Forces of Malta, il Generale Carmel Vassallo, il quale ha comunque garantito l' intervento dei propri uomini, pur con i pochi mezzi a disposizione.

 

 

Ancora un' immagine delle armi improprie utilizzate dai clandestini contro i militari e sequestrate dagli uomini dell' Armed Foces of Malta al termine della rivolta. Dall' armamentario trovato loro impossesso, si può evincere l' elemento della premeditatezza nelle azioni degli immigrati

 

 

Un clandestino viene trasportato via dagli operatori della C (S.D.) Company (Foto © Alfred Giglio)Deve inoltre essere registrata la reazione dell' opinione pubblica la quale, nonostante il pessimo servizio di informazione svolto dai media locali (ad eccezione del quotidiano "l-orizzont", che ha invece deciso di dare voce anche ai militari), abbia per la maggior parte scelto di schierarsi in favore dei propri ragazzi in uniforme. In occasione di un convegno tenutosi all' Università di Malta e riguardante l' accesso della Turchia in Europa, diversi studenti hanno approvato la linea d' azione dell' A.F.M. "Hanno difeso i nostri diritti ed il nostro Paese", hanno dichiarato i giovani universitari. "Perchè sono venuti a Malta? Gli serva da lezione", aggiunge l' ascoltatrice di un programma radiofonico. La voce più preoccupata è invece quella della consorte di uno dei militari in servizio a Safi: "Non è la prima volta che gli immigrati hanno creato uncini utilizzando le reti dei letti o fabbricato lame utlizzando vetri rotti. Sono spaventata per la sicurezza di mio marito (...) Uno degli immigrati ha recentemente detto ai soldati come qualcosa di grosso sarebbe stato sul punto di accadere a Safi." Quest' ultima dichiarazione confermerebbe delle voci in merito ad una premeditazione della rivolta, indubbiamente un segnale illuminante sulle reali intenzioni dei clandestini. Per ciò che concerne poi la reazione decisa dei militari, da più parti è stato fatto notare come il fatto che i soldati abbiano operato in maniera talmente dura dinnanzi alle telecamere dei media, possa essere sintomatico di quello che è realmente il clima di intimidazione e violenza ai danni dei soldati in servizio presso Safi e come fosse realmente in atto un tentativo di fuga di massa. Noi di For Gallantry ci auguriamo che le immagini della C (S.D.) Company in azione, servano da deterrente verso ulteriori tentativi di rivolta e siano da ausilio ad eventuali immigrati clandestini desiderosi di invadere il continente europeo, per capire che la mancata inosservanza delle leggi non può che portare a durissime conseguenze. In Europa c' è ancora chi è pronto a dare a questi elementi il ben servito, con buona pace dei terzomondisti di Amnesty International.

 

 

Giovedì 24 Marzo 2005: gli operatori della C (S.D.) Company, hanno effettuato diversi fermi nel corso di attività volte al controllo del territorio nel centro e nel sud dell' isola. I militi hanno consegnato alle forze di polizia quattro giovani, trovati in possesso di cannabis.

 

Operatori della C (S.D.) Company sbarcano da un aereo da trasporto Hercules C-130

 

 

Sabato 30 Aprile 2005: attività di controllo del territorio a mezzo posto di blocco presso le cittadine di Attard e Cospicua, portano al fermo di diversi giovani, trovati in possesso di cannabis, cocaina ed ecstasy.

 

 

Addestramento in ambiente boschivo

 

 

Sabato 4 Giugno 2005: quattro giovani arrestati a due distinti posti di blocco allestiti dal reparto nel centro e nel sud di Malta. I quattro sono stati trovati in possesso di cannabis e resina di cannabis.

 

 

Martedi 27 giugno 2006, Safi Detention Center: la C (S.D.) Company in assetto antisommossa entra in azione, seguita da due operatori dello S.A.G. (Foto © Matthew Mirabelli)Martedi 27 Giugno 2006, Safi Detention Center: l' ennesima fuga di massa di clandestini dal Centro Detentivo di Safi, ha portato ad una mobilitazione generale delle forze armate e di polizia, in quella che e' stata la piu' grave crisi avente ad oggetto immigrati illegali. Tutto ha avuto inizio alle ore 9:00 circa della mattina, quando un primo gruppo di 300 clandestini ha abbattuto il cancello del centro di detenzione, per riversarsi come un fiume in piena nelle strade, seguiti, dopo poco, da altri 80 elementi. Alle 9:10, messo al corrente dell' evasione di massa, il Malta Police Corps inviava l' ordine di mobilitazione generale, richiamando in servizio tutti gli agenti e chiudendo le stazioni di polizia del Paese, onde far convergere nell' area la totalita' del suo personale (incluso lo Special Assignments Group). Contemporaneamente, l' A.F.M. proclamava lo stato d' allerta per tutto il personale, attivando la C (S.D.) Company in assetto antisommossa, ed arrivando a dispiegare il personale operante negli uffici e nelle cucine. I primi a giungere sul posto sono stati due poliziotti della stradale i quali, messi al corrente dell' intenzione dei clandestini di marciare su la capitale Valletta e raggiungere l' Auberge de Castille (sede del Primo Ministro), hanno tentato di bloccare i tunnel nell' area di Kirkop. I criminali hanno attaccato gli agenti, ribaltandone le motociclette e rubando una delle radio (la quale e' stata successivamente trovata danneggiata).

 

 

Martedi 27 giugno 2006, Safi Detention Center: un momento della violenta evasione di massa effettuata dagli immigrati clandestini. Si possono notare, di spalle, due agenti dello Special Assignments Group del Malta Police Corps (Foto © Matthew Mirabelli)Un gruppo consistente di clandestini riusciva nel mentre a raggiungere l' intersezione con via Garibaldi, la quale era presidiata dalle forze di polizia e da reparti dell' esercito, ed e' qui che si sono verificati i primi violenti assalti nei confronti del personale in servizio. In numero minore rispetto ai clandestini, i militi si sono trovati costretti ad effettuare cariche di alleggerimento, arrestando gli elementi violenti e rinchiudedoli all' interno di furgoni diretti verso i centri di detenzione. Nel mentre, le strade circostanti cadevano in preda al caos, con numerosi clandestini impegnati a tentare di bloccare le macchine di passaggio e trascinarne fuori i conducenti, per poi dirigersi alla volta di Valletta. Fortunatamente nessuna di tale azione criminale e' andata a segno, anche se i clandestini hanno anche cercato di assaltare una casa, provocando non poca apprensione nei suoi occupanti (tali notizie non sono state riportate dalla stampa). La reazione delle forze di sicurezza e' stata dura ma proporzionale all' ondata di folle violenza scatenata dagli immigrati, i quali hanno a piu' riprese scagliato sassi e bottiglie nei confronti di militi e poliziotti. Taluni degli oggetti contundenti lanciati, erano sufficientemente grandi da essere chiaramente visibili da una distanza di oltre 500 metri. I clandestini hanno inoltre cercato di aggredire il Comandante delle Forze Armate, il Generale Carmel Vassallo, il quale e' stato coraggiosamente difeso da un pugno di militari guidati da un ufficiale del Comando del 2nd Regiment. I soldati (muniti solamente di caschi e sfollagente ed in forte minoranza) si sono disposti a cerchio intorno all' alto ufficiale, opponendo una strenua resistenza nei confronti dei delinquenti e riuscendo a trarre in salvo il Comandante. Le forze di sicurezza hanno inoltre avuto problemi nel trattenere a terra ed ammanettare alcuni dei clandestini, poiche' sottoposti agli assalti dei complici. Nel mentre, l' orda criminale veniva respinta verso la rotonda del Malta International Airport, ove aveva inizio una fitta sassaiola. Condotti in uno dei tunnel sottostanti l' aeroporto, i clandestini continuavano nel lancio di oggetti contundenti, incalzati da poliziotti e militari. Sotto un sole impietoso, e costretti ad operare in assetto antisommossa con una temperatura di 38 gradi centigradi, militi ed agenti riuscivano infine a ricondurre i delinquenti presso il centro detentivo di Safi. E' a tal punto che alcuni dei clandestini, gia' all' interno del centro, hanno nuovamente fatto la propria comparsa lanciando sassi e bottiglie contro gli agenti. Alcuni di costoro brandivano spranghe e pezzi d' acciaio divelti dai letti e dai ventilatori distrutti, incendiando inoltre diversi materassi e cassonetti. Il Comandante Vassallo, il Capo della Polizia John Rizzo ed il Tenente Gatt (responsabile del centro di detenzione), protetti da un cordone della C (S.D.) Company, hanno a questo punto cercato di far tornare alla ragione i clandestini, i quali hanno successivamente iniziato ad urlare e percuotere selvaggiamente le recinzioni. La situazione e' tornata sotto controllo solamente verso mezzogiorno. Gli scontri hanno portato al ferimento del Sovrintendente Ray Zammit (colpito al torace da una pietra) e di sette altri poliziotti, oltre che di tre militari. In serata, mentre i militi cercavano di riparare la recinzione distrutta, i clandestini hanno nuovamente attaccato i soldati, ma la situazione e' stata prontamente posta sotto controllo. Dopo la rivolta, diversi clandestini sono stati dati per mancanti.

 

 

Martedi 27 giugno 2006, Safi Detention Center: uno dei delinquenti clandestini in attesa di essere caricato su di un' autoambulanza (Foto © Matthew Mirabelli)Il Primo Ministro Lawrence Gonzi ha espresso solidarieta' nei confronti delle forze armate e di polizia, unitamente al Jesuit Refugee Service (J.R.S.) il quale, in una nota ufficiale, non ha comunque mancato di chiedere ancora una volta la riduzione del periodo di detenzione per gli immigrati giunti illegalmente a Malta. Non e' chiaro su quale base il J.R.S. avanzi tale richiesta, quando la totalita' dei clandestini risultino sprovvisti di un documento d' identita' e siano quindi necessari molteplici accertamenti prima di stabilire la genuinita' di ogni caso. Oltre a cio', il comportamento violento degli immigrati illegali pone seri dubbi in merito all' opportunita' di lasciare che tali elementi circolino liberamente nella societa'. Emblematico il caso dei due rifugiati somali e di un eritreo i quali, nel giugno 2006 hanno violentato (unitamente a due clandestini libici) due giovani turiste svedesi (i due rifugiati erano ospiti degli open centre di Marsa e Hal-Far). La nota emanata dal J.R.S., individua inoltre come causa delle continue rivolte il prolungato periodo di detenzione cui gli immigrati sono sottoposti, tacendo ovviamente del fatto che, ad istigare i clandestini alla violenza, possano spesso essere stati gli stessi volontari delle organizzazioni non governative (O.N.G.) con accesso ai centri di detenzione. Emblematico il caso del rapresentante del gruppo anarchico Moviment Graffiti, fermato e poi rilasciato senza conseguenze nel 2005, mentre cercava di introdurre un cacciavite all' interno di uno dei centri detentivi gestiti dall' A.F.M., o delle due volontarie di una ben nota O.N.G. (operante a livello internazionale) espulse poiche' sorprese nel mezzo di atti indecenti con due clandestini. Non e' quindi da escludersi che taluni elementi possano avere avuto un ruolo nell' organizzazione della rivolta in esame, dato che non risulta chiaro come oltre trecento clandestini abbiano sufficiente senso dell' orientamento da dirigersi verso l' Auberge de Castille (arrivando addirittura a cercare di impadronirsi di alcuni automezzi). Si noti come la sommossa sia avvenuta a solo una settimana di distanza da un rilascio stampa, con il quale il J.R.S. richiedeva la chiusura dei centri di detenzione.

 

 

Martedi 27 giugno 2006, Safi Detention Center: uno dei clandestini piu' violenti, giace riverso a terra dopo essere stato posto in condizioni di non nuocere dal personale di sicurezza (Foto © Matthew Mirabelli)Per quanto concerne i media, come gia' avvenuto in occasione della rivolta del gennaio 2005, alcuni suoi rappresentanti hanno assunto un comportamento poco cauto, con taluni giornalisti i quali (nonostante l' ordine delle forze di sicurezza) hanno oltrepassato il cordone protettivo predisposto a loro difesa. E' il caso del fotoreporter Ben Borg Cardona del Malta Independent, il quale si e' eccessivamente avvicinato al luogo degli scontri, riportando lievi contusioni a causa delle strattonature che avrebbe subito da parte di alcuni poliziotti, i quali cercavano di riportarlo al sicuro. L' Institute of Maltese Journalists ha emanato una nota di protesta contro il Malta Police Corps, il quale avrebbe ostacolato il lavoro dei giornalisti. Il Comandante Rizzo ha risposto alle accuse evidenziando come fossero state predisposte tutte le misure necessarie affinche' la stampa potesse svolgere il proprio lavoro in sicurezza. Va d' altronde evidenziato, continua la nota, come la presenza di giornalisti sui luoghi degli scontri porti sempre ad un ulteriore stato di esagitazione dei rivoltosi. I media dovrebbero quindi mantenersi a debita distanza, onde permettere alle forze di sicurezza di svolgere il proprio lavoro. E' inoltre da porre in evidenza come molti giornalisti fossero sprovvisti del tesserino di identificazione personale, obbligatorio per i membri della stampa. A tal proposito, si pone l' accento sulla necessita' di dotare il personale dei mezzi di informazione di contrassegni d' identificazione ben distinguibili, quali cappellini o casacche. Il tesserino del Department of Information, risulta difatti troppo piccolo per essere facilmente identificato.

 

 

Martedi 27 giugno 2006, Safi Detention Center: operatore della C (S.D.) Company in assetto antisommossaAlla luce di quanto accaduto, appare evidente come le critiche secondo le quali le forze armate abbiano impiegato forza eccessiva nel controllo della rivolta del gennaio 2005 (vedi sopra), siano assolutamente pretestuose. Appare necessario infatti considerare come, l' intento dei clandestini in tale occasione, fosse esattamente quello di effettuare una fuga in massa. L' estrema violenza ed aggressivita' degli immigrati, denotano inoltre una marcata pericolosita' di coloro i quali si vorrebbe far insediare indiscriminatamente sul territorio europeo e sottolineano l' assoluta necessita' di un uso della forza deciso, onde evitare che fughe di massa come quella verificatasi, mettano in pericolo la sicurezza dei cittadini. A tal proposito, non risulta chiaro perche' non sia stato autorizzato l' uso di gas lacrimogeno il quale (esploso tanto da terra, quanto dagli elicotteri) avrebbe indubbiamente portato ad una rapida risoluzione della crisi, senza porre ulteriormente a rischio la sicurezza del personale in servizio e della popolazione, giustamente terrorizzata da quanto accaduto. Scene come quelle alle quali abbiamo assistito martedi' 27 Giugno 2006 non sono assolutamente degne di un Paese civile, ove la pubblica sicurezza dovrebbe essere anteposta ai "diritti" di chi giunge illegalmente in una nazione. E' quindi necessario che il Governo Gonzi attivi immediatamente un programma di rimpatrio dei clandestini verso la Libia. Non e' infatti chiaro il motivo per il quale l' attuale esecutivo persista nel riempire i centri detentivi dell' isola, centri ove la sicurezza dei militi non viene assolutamente garantita e che, a causa delle fragili recinzioni che li circondano, rappresentano un vero e propro pericolo per gli abitanti delle aree circostanti. Un' inquietante suggerimento sulla strategia adottata dal Governo nella gestione di tali centri, potrebbe provenire da un articolo investigativo a firma John Pisani, il quale porterebbe alla luce uno scandalo che coinvolgerebbe il Segretario Parlamentare Tony Abela. Nell' articolo (pubblicato su it-Torca nel Giugno 2006) si fa riferimento a come Abela abbia bloccato l' acquisto da parte dell' A.F.M. di 250 brande da utilizzarsi all' interno dei centri detentivi, firmando personalmente un nuovo ordine, il quale ammonterebbe ad un totale di 33.600 lire per 300 brande, contro le 11.500 lire di quello precedentemente effettuato dall' A.F.M. L' autore dell' articolo, evidenzia come Tony Abela abbia inoltre affidato i lavori all' interno dei centri per immigrati alla ditta Ballut Blocks, tramite ordine diretto e senza aver effettuato alcuna gara d' appalto. Secondo lo stesso articolo (il quale cita fonti all' interno dell' ufficio del Primo Ministro), Abela avrebbe posto a controllare i lavori non un supervisore qualificato, bensi' un semplice impiegato, proprio uomo di fiducia e stipendiato dallo stesso Segretario Parlamentare. Nonostante l-orizzont abbia pubblicato tale notizia per ben due volte nel mese di giugno, l' ufficio del Primo Ministro ha deciso di tacere sulla vicenda. Fonti affermano che un' indagine interna sia stata avviata, onde scoprire l' origine dell' imbarazzante fuga di informazioni. Se quanto rivelato da John Pisani venisse confermato, il popolo maltese riceverebbe l' ulteriore prova di come il Primo Ministro Gonzi abbia oramai completamente perso il controllo sui membri del proprio esecutivo, consentendo gravi abusi e sperpero di denaro pubblico a beneficio dei "baroni" delle imprese edili, i quali, agitando la carota dei finanziamenti alle campagne elettorali, sono oramai divenuti i veri e propri padroni del Paese.

 

 

Venerdi' 5 Aprile 2007, Safi: alle ore 07:55 operatori del 3rd Platoon della C (S.D.) Company diretti in camion verso Mosta per effettuare una marcia forzata, notavano in localita' Safi un camioncino rosso marca Isuzu, sul cui vano di carico era ammassata una decina di immigrati africani. Il militare alla guida del camion, insospettito dalla natura del "carico", sorpassava il mezzo, posizionandosi in una strada secondaria e facendo smontare gli uomini a bordo, che procedevano a fermare l' autoveicolo sospetto. Non appena accortisi della presenza dei militari, tutti i clandestini ad eccetto di uno si davano alla fuga, immediatamente incalzati dagli operatori in pieno assetto da combattimento. Nonostante fossero appesantiti dal proprio equipaggiamento, i militari riuscivano a bloccare sette fuggitivi. Il guidatore ed il passeggero del mezzo fermato (entrambi maltesi) hanno confermato di aver ricevuto ordini dal proprietario della ditta cui appartiene l' autoveicolo (un' azienda di trasporti), di prelevare quotidianamente dieci immigrati dall' open centre di Marsa, onde impiegarli come manodopera addetta allo scarico di container. Nonostante fossero stati fermati piu' volte nelle stesse circostanze, il proprietario ha comunque insistito affinche' l' operazione si ripetesse ogni giorno. I catturati sono stati affidati la personale del Detention Service, il quale ha stabilito che quattro degli immigrati erano evasi da uno dei centri detentivi dell' isola. L' unico immigrato che non si e' dato alla fuga, era invece provvisto di una carta d' identita' maltese, la quale risulterebbe pero' contraffatta. Non e' chiaro perche', nonostante i precedenti, nessun procedimento sia stato aperto nei confronti della ditta responsabile dei fatti. Quello dei clandestini a Malta, e' diventato un business fiorente per le dozzine di datori di lavoro senza scrupoli che impiegano manodopera in nero a danno dei lavoratori regolari maltesi. Il pretesto adottato e' quello oramai abusato secondo il quale i clandestini si presterebbero a lavori che i maltesi non vogliono piu' fare. For Gallantry e' in grado di confermare come ogni giorno, tanto al mattino presto, quanto nel tardo pomeriggio, sia possibile notare diversi piccoli camion caricare e scaricare lavoratori africani dinnanzi alle fermate dell' autobus ubicate nei pressi dell' open centre di Marsa. Siamo certi che una seria indagine di polizia, porterebbe alla scoperta di numerosi casi di sfruttamento del lavoro nero.

 

 

Lunedi' 23 Marzo 2009, Safi Detention Center: operatori della C (S.D.) Company sul luogo degli scontri. A terra parte della devastazione causata dai clandestini (Foto © Alfred Azzopardi)

 

 

Lunedi' 23 Marzo 2009, Safi Detention Center: i clandestini hanno estensivamente danneggiato le proprie tende (Foto © Alfred Azzopardi)Lunedi' 23 Marzo 2009, Safi Detention Center: l' ennesima selvaggia rivolta di immigrati illegali detenuti all' interno del centro detentivo di Safi, ha causato danni per un' ammontare di 36.000 Euro. I disordini hanno avuto inizio alle ore 07:00 del mattino, quando un folto gruppo di delinquenti ha cercato di effettuare un' evasione di massa, da una delle tre strutture gestite nella caserma di Safi dal Detention Service (D.S.), del Ministero della Giustizia e degli Affari Interni. Gli uomini della C (S.D.) Company e gli agenti dello Special Assignments Group in assetto anti sommossa, sono stati chiamati a convergere nella zona degli incidenti. Come una vera e propria orda barbara, i clandestini africani hanno scatenato un' ondata di devastazione all' interno del centro, distruggendo tutto quello sul quale sono riusciti a mettere le mani. Gli immigrati illegali hanno dato fuoco ai propri materassi e brande, divelto le lampade nelle tende ed i punti corrente, strappato il tessuto delle tende che li ospitano, distrutto i bagni mobili e mandato in mille pezzi i propri televisori e suppellettili. La violenza della rivolta, alla quale si sono ben presto uniti altri clandestini ospitati a Safi, ha necessitato l' intervento di ulteriori unita' dell' A.F.M. e di un elicottero Alouette III dell' Air Wing, con compiti di sorveglianza aerea. La violenza degli africani non ha risparmiato neanche le strutture delle organizzazoni non governative a loro supporto. Un centro multimediale dell' OIWAS (che lavora per l' integrazione dei clandestini nella societa', evidentemente con ben scarsi risultati...), completo di proiettori, schermi e sedie e' stato letteralmente fatto a pezzi.

 

 

 

Lunedi' 23 Marzo 2009, Safi Detention Center: operatori della C (S.D.) Company traggono in arresto un clandestino, appartenente ad un gruppo asseragliatosi all' interno di una delle strutture del centro di detenzione (Foto © Alfred Azzopardi)

 

Alle ore 08:26, l' A.F.M. e' infine riuscita a riportare i delinquenti all' ordine, non prima pero' che un militare dell' Engineer Squadron del 3rd Regiment, fosse ferito alla testa da un oggetto scagliatogli contro da uno dei clandestini. Per il milite e' stato necessario un breve ricovero ospedaliero. Due membi del D.S. hanno riportato ferite: un primo colpito alla testa da una pietra ed un secondo agli occhi, da una tazza di candeggina lanciata da uno dei clandestini. Al termine della rivolta, personale della C (S.D.) Company ha effettuato perquisizioni, onde rinvenire eventuali armi improprie ed oggetti contrabbandati all' interno del centro di detenzione. Non e' infrequente infatti che i clandestini vengano trovati in possesso di cellulari, segno che la gestione dei centri di detenzione da parte del Detention Service sia del tutto inadeguata.

 

 

I clandestini hanno causato danni per un ammontare di 36.000 Euro (Foto © Alfred Azzopardi)

 

 

Odio e disprezzo nello sguardo di uno dei criminali clandestini arrestati al termine della rivolta del 23 Marzo (Foto © Alfred Azzopardi)Quella del 23 Marzo e' stata solo l' ultima di una serie di violente rivolte avute luogo nei primi mesi del 2009. Con una popolazone di appena 400.000 abitanti, Malta e' sull' orlo di soccombere ad una vera e propria invasione da parte di clandestini provenienti dall' Africa, la maggior parte dei quali risultano essere ex membri di sanguinari movimenti di ribelli ed affetti da malattie come H.I.V., epatite e scabbia. La pericolosita' di tali elementi, una volta rilasciati dai centri di detenzione, risulta evidente dagli episodi di cronaca che li vedono protagonisti. Nei primi mesi del 2009, sono aumentati gli atti di intolleranza da parte dei clandestini e rifugiati nei confronti dei maltesi. Nel mese di Marzo, tre africani hanno cercato di introdursi nella macchina di una giovane madre, accostatasi sul ciglio della strada nei pressi dell' Open Centre di Hal Far, onde dare un giocattolo al figlioletto di tre anni sul seggiolino posteriore della vettura. Solo il sistema di chiusura automatica del mezzo, ha evitato che i tre africani potessero mettere in atto qualsiasi malsano piano fosse nelle loro menti. La donna ha successivamente denunciato l' episodio alla Polizia che, come sempre in questi casi, non ha saputo trovare un colpevole. L' episodio e' stato riportato solamente sul blog del giornalista John Pisani, mentre tutti quei giornalisti impegnati in una campagna a favore dell' africanizzazione di Malta, hanno ovviamente evitato di pubblicarla. Intanto i cittadini si domandano giustamente chi paghera' i 36.000 Euro di danni causati dai clandestini durante la rivolta del 23 Marzo: forse il Jesuit Refugee Service?

 

 

Lunedi' 23 Marzo 2009, Safi Detention Center: operatori della C (S.D.) Company e dello Special Assignments Group allineati dinnanzi al centro di detenzione (Foto © Alfred Azzopardi) Lunedi' 23 Marzo 2009, Safi Detention Center: uno dei criminali responsabili per la rivolta viene portato via dagli uomini delle forze armate (Foto © Alfred Azzopardi) Lunedi' 23 Marzo 2009, Safi Detention Center: operatori della C (S.D.) Company allineati dinnanzi al centro di detenzione (Foto © Alfred Azzopardi)

Lunedi' 23 Marzo 2009, Safi Detention Center: gli uomini della C (S.D.) Company ripresi all' interno di uno dei locali gestiti dal Detention Service, ove si sono verificati gli scontri (Foto © Alfred Azzopardi) Lunedi' 23 Marzo 2009, Safi Detention Center: gli uomini della C (S.D.) Company ripresi all' interno di uno dei locali gestiti dal Detention Service, ove si sono verificati gli scontri (Foto © Alfred Azzopardi)

Lunedi' 23 Marzo 2009, Safi Detention Center: milite munito di lanciatore per lacrimogeni, sorveglia dall' alto i clandestini (Foto © Alfred Azzopardi) Lunedi' 23 Marzo 2009, Safi Detention Center: un plotone antisommossa in attesa di ricevere l' ordine di avanzare (Foto © Alfred Azzopardi) Lunedi' 23 Marzo 2009, Safi Detention Center: parte delle devastazioni causate dai clandestini. Gli immigrati illegali hanno causato danni per 36.000 Euro (Foto © Alfred Azzopardi) Lunedi' 23 Marzo 2009, Safi Detention Center: parte delle devastazioni causate dai clandestini. Gli immigrati illegali hanno causato danni per 36.000 Euro (Foto © Alfred Azzopardi)

Lunedi' 23 Marzo 2009, Safi Detention Center: parte delle devastazioni causate dai clandestini. Gli immigrati illegali hanno causato danni per 36.000 Euro (Foto © Alfred Azzopardi) Lunedi' 23 Marzo 2009, Safi Detention Center: parte delle devastazioni causate dai clandestini. Gli immigrati illegali hanno causato danni per 36.000 Euro (Foto © Alfred Azzopardi) Lunedi' 23 Marzo 2009, Safi Detention Center: varie suppellettili date alle fiamme dai criminali africani. Gli immigrati illegali hanno causato danni per 36.000 Euro (Foto © Alfred Azzopardi) Lunedi' 23 Marzo 2009, Safi Detention Center: un quadro elettric danneggiato dai clandestini. Gli immigrati illegali hanno causato danni per 36.000 Euro (Foto © Alfred Azzopardi)

Lunedi' 23 Marzo 2009, Safi Detention Center: parte delle devastazioni causate dai clandestini. Gli immigrati illegali hanno causato danni per 36.000 Euro (Foto © Alfred Azzopardi) Lunedi' 23 Marzo 2009, Safi Detention Center: lampade divelte dalle tende. Gli immigrati illegali hanno causato danni per 36.000 Euro (Foto © Alfred Azzopardi)

Lunedi' 23 Marzo 2009, Safi Detention Center: pietre lanciate dai criminali all' indirizzo delle forze armate e di polizia. Gli immigrati illegali hanno causato danni per 36.000 Euro (Foto © Alfred Azzopardi)Lunedi' 23 Marzo 2009, Safi Detention Center: parte delle devastazioni causate dai clandestini. Gli immigrati illegali hanno causato danni per 36.000 Euro (Foto © Alfred Azzopardi)Lunedi' 23 Marzo 2009, Safi Detention Center: uno dei proiettori del centro multimediale distrutto dai clandestini. Gli immigrati illegali hanno causato danni per 36.000 Euro (Foto © Alfred Azzopardi) Lunedi' 23 Marzo 2009, Safi Detention Center: parte delle devastazioni causate dai clandestini. Gli immigrati illegali hanno causato danni per 36.000 Euro (Foto © Alfred Azzopardi)

Lunedi' 23 Marzo 2009, Safi Detention Center: parte delle devastazioni causate dai clandestini. Gli immigrati illegali hanno causato danni per 36.000 Euro (Foto © Alfred Azzopardi) Lunedi' 23 Marzo 2009, Safi Detention Center: parte delle devastazioni causate dai clandestini. Gli immigrati illegali hanno causato danni per 36.000 Euro (Foto © Alfred Azzopardi) Lunedi' 23 Marzo 2009, Safi Detention Center: parte delle devastazioni causate dai clandestini. Gli immigrati illegali hanno causato danni per 36.000 Euro (Foto © Alfred Azzopardi)

Lunedi' 23 Marzo 2009, Safi Detention Center: un riflettore danneggiato da un colpo di pietra. Gli immigrati illegali hanno causato danni per 36.000 Euro (Foto © Alfred Azzopardi)Lunedi' 23 Marzo 2009, Safi Detention Center: parte delle devastazioni causate dai clandestini. Gli immigrati illegali hanno causato danni per 36.000 Euro (Foto © Alfred Azzopardi) Lunedi' 23 Marzo 2009, Safi Detention Center: parte delle devastazioni causate dai clandestini. Gli immigrati illegali hanno causato danni per 36.000 Euro (Foto © Alfred Azzopardi)

Lunedi' 23 Marzo 2009, Safi Detention Center: operatori in assetto antisommossa(Foto © Alfred Azzopardi)Lunedi' 23 Marzo 2009, Safi Detention Center: tecnici forzano l' ingresso di una delle strutture dove si trova barricato un gruppo di rivoltosi (Foto © Alfred Azzopardi) Lunedi' 23 Marzo 2009, Safi Detention Center: tecnici forzano l' ingresso di una delle strutture dove si trova barricato un gruppo di rivoltosi (Foto © Alfred Azzopardi)

Lunedi' 23 Marzo 2009, Safi Detention Center: tecnici forzano l' ingresso di una delle strutture dove si trova barricato un gruppo di rivoltosi (Foto © Alfred Azzopardi) Lunedi' 23 Marzo 2009, Safi Detention Center: gli uomini della Charlie si preparano a fare il loro ingresso (Foto © Alfred Azzopardi) Lunedi' 23 Marzo 2009, Safi Detention Center: il Comandante di Plotone ordina ai criminali all' interno di arrendersi (Foto © Alfred Azzopardi)

Lunedi' 23 Marzo 2009, Safi Detention Center: si effettuano perquisizioni onde rinvenire armi(Foto © Alfred Azzopardi) Lunedi' 23 Marzo 2009, Safi Detention Center: i delinquenti vengono tratti in arresto(Foto © Alfred Azzopardi) Lunedi' 23 Marzo 2009, Safi Detention Center: uno dei gruppi di rivoltosi(Foto © Alfred Azzopardi)

Lunedi' 23 Marzo 2009, Safi Detention Center: i delinquenti vengono tratti in arresto(Foto © Alfred Azzopardi) Lunedi' 23 Marzo 2009, Safi Detention Center: i delinquenti vengono tratti in arresto(Foto © Alfred Azzopardi)

Lunedi' 23 Marzo 2009, Safi Detention Center: i delinquenti vengono tratti in arresto(Foto © Alfred Azzopardi) Lunedi' 23 Marzo 2009, Safi Detention Center: i delinquenti vengono tratti in arresto(Foto © Alfred Azzopardi)

 

 

 

Aprile 2010, Oceano Indiano: uno dei dodici operatori della C. (S.D.) Company dispiegati nell' ambito dell' operazione ATALANTA, vigila dal ponte del vascello olandese Johan de Witt sulle acque circostanti (Foto Armed Forces of Malta) Aprile - Luglio 2010, Oceano Indiano, operazione "ATALANTA": il mese di Aprile 2010 restera' senza ombra di dubbio inscritto nella storia delle Forze Armate di Malta. Dodici operatori della C (S.D.) Company sono stati infatti dispiegati a bordo della nave della Marina Militare olandese "Johan de Witt" in navigazione nell' Oceano Indiano, con manzioni di Vessel Protection Detachment (V.P.D.). Il contingente maltese operera' fino a Luglio nell' ambito dell' operazione E.U. denominata "ATALANTA", volta a proteggere le navi del World Food Programme recanti aiuti umanitari e di A.MI.SOM. (African Union Mission Somalia) da atti di pirateria marittima. Il dispiegamento nell' Oceano Indiano rappresenta una vera e propria pietra miliare nella storia delle Forze Armate di Malta, se si considera come precedentemente i suoi militari si fossero visti impiegare solamente in teatri operativi a basso rischio. La missione anti pirateria, potrebbe vedere i militi maltesi finalmente nella posizione di fare uso delle tecniche apprese nel corso di anni di addestramento accanto a reparti scelti italiani, statunitensi e britannici, rappresentando quindi una preziosa esperienza operativa. "E' una soddisfazione il poter partecipare a questa missione", spiega uno dei militi. "E' infatti frustrante addestrarsi e non poter mai fare uso in operazioni reali di quanto si e' imparato durante i corsi che frequentiamo". Gli uomini della C (S.D.) Company avevano iniziato la preparazione per il dispiegamento gia' nel 2009, con diverse esercitazioni affiancati agli operatori del Rapid Deployment Team. I tiratori scelti del reparto hanno inoltre effettuato sessioni di tiro da piattaforme mobili, inclusi elicotteri e navi. L' equipaggiamento del contingente risulta essere stato trasferito sulla "Johan de Witt" il 12 Aprile, quando il vascello, in rotta verso l' Oceano indiano attraverso lo stretto di Suez, si e' trovato a passare in prossimita' dell' isola di Malta. I maltesi opereranno in due squadre da cinque elementi, sotto la responsabilita' di due ufficiali. La C (S.D.) Company dispiega gia' un ufficiale presso il Comando E.U. dell' operazione "ATALANTA", che rappresenta la prima missione effettuata dalle forze armate maltesi nell' ambito della E.U. Common Security Defence Policy (C.S.D.P.).

 

Una delle esercitazioni effettuate dalla C (S.D.) Company in vista del dispiegamento nell' Oceano Indiano Una delle esercitazioni effettuate dalla C (S.D.) Company in vista del dispiegamento nell' Oceano Indiano

Una delle esercitazioni effettuate dalla C (S.D.) Company in vista del dispiegamento nell' Oceano Indiano Discesa in corda doppia dalla torre d' ardimento a simulare la discesa da elicotteri o lungo le pareti di container imbarcati

Discesa in corda doppia dalla torre d' ardimento a simulare la discesa da elicotteri o lungo le pareti di container imbarcati Sessioni di tiro con pistola Beretta 92 FS Sessioni di tiro con pistola Beretta 92 FS

Sessioni di tiro con pistola Beretta 92 FS La bonifica dei locali di una nave nel corso di un' esercitazione La bonifica dei locali di una nave nel corso di un' esercitazione. Un sospetto viene arrestato

Una squadra d' abbordaggio si avvicina ad un vascello. La fase marittima di preparazione e' stata effettuata sotto la supervisione degli operatori del Rapid Deployment Team del Maritime Squadron Una squadra d' abbordaggio si avvicina ad un vascello. La fase marittima di preparazione e' stata effettuata sotto la supervisione degli operatori del Rapid Deployment Team del Maritime Squadron

Simulazione di abbordaggio per mezzo di una scala di corda, sotto la supervisione di un operatore del Rapid Deployment Team del Maritime Squadron Simulazione di abbordaggio per mezzo di una scala di corda, sotto la supervisione di un operatore del Rapid Deployment Team del Maritime Squadron

Le lezioni teoriche in aula si sono aleternate alle esrrcitazioni slu campo. Qui un istruttore spiega il funzionamento di un lancia granate RPG7 Il contingente maltese a bordo della Johan de Witt, in navigazione attraverso il Canale di Suez

 

 

 

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< Ambito Operativo

 

 

Squadra controterrorismo della C (Special Duties) Company effettua un arresto nel corso dell' esercitazione che si tiene biennalmente presso il Malta International Airport di Luqa