Obiettivo sicurezza

 

Membro del R.D.T., sorveglia lo sbarco di alcuni immigrati clandestiniMalta fa parte dell’ ONU e dell’ OSCE e persegue una politica di neutralità e non allineamento. I rischi esterni alla sua sicurezza non sono tali da giustificare un esercito particolarmente voluminoso e la componente di questo è quindi esclusivamente su base volontaria. Un trattato del 1980 prevede inoltre che, qualora la sovranità di Malta venisse minacciata, l’ Italia possa intervenire militarmente in un’ azione di difesa. I 1.800 effettivi dell’ Armed Forces of Malta (A.F.M.), vengono impiegati in una vasta gamma di compiti, che spaziano dalle operazioni di controllo del territorio fino all’ assistenza per le forze di polizia. A partire dagli anni ’90, un maggior numero di fondi fu posto a disposizione delle forze armate, permettendo la costituzione di reparti altamente specializzati quali la C (Special Duties) Company dell’ Esercito (che si prepara ad operare affiancata dai militi italiani in operazioni di peacekeeping nella Rapid Reaction Force europea) ed il Rapid Deployment Team della Marina Militare. Il lavoro di quest’ ultima si è rivelato fondamentale nella lotta al traffico di clandestini e la qualità delle attività svolte ha consentito il rafforzarsi di una forte collaborazione tra le autorità italiane e quelle maltesi. Da porsi in evidenza come, nonostante la forza esigua, l’ A.F.M. è stata costantemente in grado di effettuare pattugliamenti marittimi, tali da consentire l’ intercettazione delle imbarcazioni di clandestini prima che queste giungessero sulle coste italiane, offrendo così il proprio fondamentale contributo alla lotta contro i “trafficanti di uomini”. In questo compito, l’ A.F.M. e le forze dell’ ordine, hanno beneficiato dei fondi stanziati grazie al Trattato di Schengen.

 


Operatori del Rapid Deployment Team (R.D.T.) del Maritime Squadron, nel corso di una esercitazione di bonifica natanti




31 luglio 2006, Valletta: un' immigrata musulmana brandisce un cartello recante lo stemma del gruppo terroristico Hezbollah, nel corso di una manifestazione antisemita organizzata dalla comunita' islamica locale (Foto © Darrin Zammit Lupi)Gli eventi dell’ 11 settembre 2001 hanno profondamente influito sulla politica di sicurezza interna del Paese. Nel resoconto delle proprie attività per l’ anno 2001, il Security Service maltese ha evidenziato la possibilità che cellule di organizzazioni terroristiche islamiche possano stabilire sull’ isola le proprie basi. In forza di ciò, sono stati rafforzati i contatti con gli organi di sicurezza esteri. Proprio grazie alla collaborazione con il R.O.S. (Raggruppamento Operativo Speciale) dei Carabinieri, l’ 11 ottobre 2002 è stato individuato sull’ isola Hamadi Bouyahia, quinto membro di una cellula di Al Qaeda attiva in Italia e smantellata nell’ ambito dell’ operazione “BAZAR”. Ma l' attenzione del terrorismo islamico nei confronti di Malta, potrebbe non essere un episodio isolato. Diversi sono gli elementi che fanno propendere gli analisti verso una vera e propria strategia di infiltrazione, da parte di elementi legati a gruppi di integralisti islamici sull' isola, i quali sfrutterebbero le rotte impiegate per i traffici di clandestini. Ad avvalorare tale tesi, sarebbe il rinvenimento (nel 2005 e precedentemente allo svolgimento del CHOGM) di materiale addestrativo legato alle attivita' terroristiche di Al Qaeda in un appartamento ubicato presso Saint Paul' s Bay ed all' interno del quale avrebbe vissuto per circa un anno un immigrato sudanese. Giunto illegalmente sull' isola di Malta, l' uomo ha beneficiato dello status di rifugiato per motivi umanitari per oltre un anno. La presenza nello stabile (oltre ad un manuale per la preparazione e la conduzione di attentati) di mappe e video addestrativi, puo' far propendere per l' ipotesi che il terrorista utilizzasse l' appartamento per attivita' di reclutamento tra la comunita' islamica locale, la quale, a causa del sempre maggiore afflusso di immigrati illegali, ha visto un marcato aumento dal 2004 ad oggi. Al momento del raid, il terrorista non si trovava in casa, in quanto apparentemente fuggito alla volta dell' Italia. Il Governo Nazionalista si e' affrettato a smentire la notizia, temendo la reazione dell' opinione pubblica, gia' fortemente avversa alla politica di accoglienza verso rifugiati e clandestini attuata dall' esecutivo.



31 luglio 2006, Valletta: immigrati musulmani brandiscono cartelli recanti slogan antisemiti e lo stemma del gruppo terroristico Hezbollah, nel corso di una manifestazione organizzata dalla comunita' islamica locale. Diversi dei partecipanti al raduno, sono stati riconosciuti quali elementi giunti a Malta illegalmente (Foto © Darrin Zammit Lupi)La presenza di cellule estremiste allo stato embrionale sull' isola sara' confermato da ulteriori preoccupanti episodi. Nel corso di una manifestazione organizzata il 31 Luglio 2006 dalla comunita' musulmana locale contro le operazioni militari israeliane in Libano, sono comparsi cartelli recanti lo stemma del gruppo terroristico Hezbollah, unitamente a slogan antisemiti. Diversi dei manifestanti, sono inoltre stati riconosciuti dagli uomini delle forze dell' ordine quali precedentemente rinchiusi all' interno dei centri di detenzione dell' isola, poiche' giuntivi illegalmente. Prenderebbe quindi corpo l' ipotesi secondo la quale, una volta rimessi in liberta', diversi clandestini potrebbero avvicinarsi agli ambienti islamici radicali di Malta, guidati da elementi infiltrati nel Paese quali rifugiati. Lo status di rifugiati, permetterebbe difatti a tali soggetti di vivere alla luce del sole, consentendo loro di muoversi senza attrarre l' interesse delle autorita' e godere dell' aiuto prestato dalle organizzazioni non governative locali, nonche' dei sussidi statali (l' assistenza medica e' difatti completamente gratuita per i rifugiati). La copertura di rifugiato politico od umanitario, risulta essere la strategia maggiormente perseguita dalle cellule terroristiche di Al Qaeda inviate ad operare in Occidente. Come nel caso degli islamici accusati degli attentati di Londra del luglio 2005, anche il terrorista sudanese di Saint Paul's Bay godeva dello status di rifugiato e, considerato il materiale addestrativo rinvenuto nell' abitazione, potrebbe avere avuto il ruolo tanto di organizzatore di attentati, quanto quello di reclutatore. Il rischio di infiltrazione da parte di clandestini affiliati ad organizzazioni terroristiche o movimenti di guerriglia nei Paesi d' origine, diviene inoltre ancora piu' concreto se si considera l' assoluta impossibilita' a verificare con sicurezza l' identita' di chi giunge illegalmente sull' isola.



Terroristi di Al Qaeda ripresi all' interno di un campo di addestramento. E' oramai confermata la presenza di elementi del network terroristico attivi a Malta Nella tarda primavera del 2007, l' arresto di un cittadino libico collegato ad Al Qaeda, fa innalzare il livello d' allarme sull' isola. Alle 15:50 di venerdi' 8 giugno 2007, il personale di sicurezza dell' ambasciata statunitense di Floriana, nota un individuo aggirarsi con fare sospetto nei pressi dell' edificio. L' uomo e' tenuto sotto controllo tanto dalla sicurezza dell' ambasciata, quanto dagli agenti dello Special Assignments Group in servizio di guardia. Nel mentre, le telecamere della rappresentanza diplomatica confrontano le fattezze dell' uomo con quelle di elementi presenti nella lista dei most wanted della C.I.A. (Central Intelligence Agency). La comparazione da esito positivo: si tratta di Masoud Abdulsalam Elbuwisir, trentanovenne libico avente legami con Al Qaeda. Un agente di sicurezza dell' ambasciata (probabilmente un operatore della stessa C.I.A.) viene immediatamente incaricato di pedinare il ricercato, in attesa dell' arrivo sul posto della Mobile Squad del Malta Police Corps. L' uomo sale pero' nel mentre su di un autobus della rotta numero 4, che congiunge Valletta alla cittadina di Kalkara, nel sud di Malta. Con in mano una foto segnaletica del ricercato, gli agenti della Mobile Squad seguono l' autobus fino ai cantieri navali di Marsa, dove il sospetto scende dal mezzo, quasi certamente per recarsi nel vicino open centre che ospita i clandestini rilasciati dai centri di detenzione. E' a questo punto che i poliziotti intervengono, arrestandolo. Testimoni oculari hanno parlato di un inutile tentativo di resistenza da parte dell' uomo, al momento di essere caricato sull' auto di servizio. Una volta tradotto presso il Police General Headquarters di Floriana, il sospetto e' stato consegnato all' Immigration Police. Dagli accertamenti effettuati, risulta come il libico sia gia' stato precedentemente espulso da Malta a causa della scadenza del proprio permesso di soggiorno. Oltre alle forze di polizia ed ai servizi segreti locali, e' oramai confermato come anche ufficiali di sicurezza statunitensi abbiano interrogato il sospetto dopo il suo arresto.


Agenti dello Special Assignments Group nel corso di un' esercitazione di liberazione ostaggi all' interno di un  autobus dirottato. Gli operatori sono armati di pistole mitragliatrici Beretta PM12, mentre l' agente in primo piano indossa una maschera antigas Avon S-10



Il martedi' successivo, alle ore 10:15 del mattino, il terrorista viene trasportato presso il Malta International Airport e caricato su di un jet Gulfstream II, diretto alla volta della base americana di Heracleon a Creta, dove arriva alle ore 18:15 circa. Elbuwisir era gia' stato arrestato a Malta il 18 giugno 2004 ed il 12 maggio 2006, in quanto trovato in possesso di sostanze stupefacenti. Una volta scarcerato, il terrorista si e' stabilito nel villaggio di Qormi, lavorando come manovale nell' industria delle costruzioni. A meta' del 2006, la Central Intelligence Agency inserisce Elbuwisir nella sua lista di ricercati. Da allora il libico viene osservato nei pressi dell' Ambasciata tunisina ed in diverse altre localita' sensibili. Non e' escluso che i servizi segreti maltesi abbiano monitorato gli spostamenti del terrorista fino al suo arresto.



Squadra salvataggio ostaggi dello Special Assignments Group del Malta Police Corps Il lavoro dei servizi segreti locali non è ovviamente limitato all’ antiterrorismo. Nei loro compiti rientra la lotta al traffico di stupefacenti (in gran parte provenienti dal nord Africa), all’ immigrazione clandestina e al contrabbando. Le operazioni più rischiose in ambiente marittimo, vengono svolte con l’ ausilio degli incursori del Rapid Deployment Team, più volte resisi protagonisti di spettacolari inseguimenti sotto costa, terminati con la cattura di scafisti e contrabbandieri.







 

 

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